Dire che il Telepass toglie posti di lavoro ai casellanti è come dire che meccanici e gommisti tolgono posto a cocchieri e maniscalchi. La società evolve, migliorando i servizi che fornisce ai cittadini e offrendo, a quegli stessi cittadini, prospettive nuove e differenti, possibilmente migliori...
La tecnologia non ruba il lavoro all’uomo
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giovedì 19 febbraio 2015
mercoledì 12 novembre 2014
Worry, be happy!
Le preoccupazioni portano infelicita’ meglio essere tranquilli e non preoccuparsi.
Ma siam propri sicuri che allontanare le preoccupazioni renda felici?
“Non devo preoccuparmi” e’ un dovere, una regola imposta che puo’ in alcuni casi solo alimentare le preoccupazioni stesse o l’ansia di determinate situazioni.
Ognuno di noi ha il diritto di preoccuparsi.
L’etimologia della parola stessa deriva dal latino praeoccupare, ossia occuparsi prima, prevenire. Pertanto, il termine preoccupazione indica lo stato d'animo di colui che cerca soluzioni o rimedi a situazioni critiche o ad eventuali pericoli futuri.
Diventa dunque un atteggiamento positivo quello di pre occuparsi del proprio futuro e cercare di pensare in anticipo a come prenderci cura di esso. Quali saranno i pericoli a cui andremo incontro e come potremmo risolvere le sfide e i problemi che ci troveremmo ad affrontare?
Sopratutto, se la societa’ in cui viviamo oggi, viene spesso denominata ‘risk society’ o ‘società del rischio’, in quanto caratterizzata da crisi sociali, economiche e ambientali, non dovremmo avere il diritto di preoccuparci?
Preoccuparsi puo’ essere un atteggiamento positivo in considerazione del fatto che ci stiamo rendendo conto delle conseguenze associate al deterioramento delle condizioni di vita, alla perdita delle sicurezze lavorative, assicurative, pensionistiche.
La persona che si preoccupa e’ anche colei che ha il coraggio di far fronte alle sfide, di non mollare, che si da da fare per prima per cambaire la propria situazione, senza aspettare che ci sia una cambiamento nel fato e nel destino. La persona che si preoccupa e' colei che crede nel futuro!
Gesu’ ha detto ai suoi fedeli “Non preoccupatevi” (Mt 6, 24-34), mettete la vostra vita nelle mani del Padre. La protezione civile ha detto agli acquilani di non preoccuparsi quella notte del 2009.
I politici da 10 anni ci dicono di non preoccuparci della crisi, Italia: “Don’t worry, be happy!”
….Io, inizio a pre occuparmi!
venerdì 8 novembre 2013
L'integrazione scolastica e sociale - vol. 2012/2
Rivista pedagogico-giuridica per scuole, servizi, associazioni e famiglie
Numero di rivista
aprile 2012
Sara Santilli
Abstract
This work aims to analyse employers’ attitudes towards disabled employees and to highlight the characteristics of the organisation, the disabled persons and the characteristics of the employers that are more significantly associated with such attitudes. Building on Stone and Colella’s model (1996), this article examines how job applicants with different disabilities are evaluated in a work context and presents evidence of an Italian study conducted with 84 industrial employers. In order to promote the employment of disabled persons it is important to change the way these individuals are perceived and to plan specific programmes to modify the attitudes of the employers.
Abstract
This work aims to analyse employers’ attitudes towards disabled employees and to highlight the characteristics of the organisation, the disabled persons and the characteristics of the employers that are more significantly associated with such attitudes. Building on Stone and Colella’s model (1996), this article examines how job applicants with different disabilities are evaluated in a work context and presents evidence of an Italian study conducted with 84 industrial employers. In order to promote the employment of disabled persons it is important to change the way these individuals are perceived and to plan specific programmes to modify the attitudes of the employers.
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giovedì 7 novembre 2013
Alla ricerca di un lavoro dignitoso
Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art.23, 1948).
Il tema della disoccupazione è oggi particolarmente importante in quanto la recente crisi socio-economica e la recessione ad essa associata hanno determinato nei paesi occidentali il più alto tasso di disoccupazione dopo la Grande Depressione del 1930 (Chen e Lim, 2012). La disoccupazione può essere un periodo stressante, deprimente e spiacevole, caratterizzato da elevati livelli di ansia, preoccupazioni finanziarie e tensioni anche all’interno della coppia coniugale. Non a caso l’organizzazione mondiale della sanità nel report Impact of economic crises on mental health (WHO, 2011) sottolinea la stretta relazione che sussiste fra fattori di rischio socio-economici, povertà, disoccupazione, ecc., e problemi di salute e disturbi mentali. Nell’analizzare il fenomeno della disoccupazione e della ricerca del lavoro, nell’ultimo decennio in particolare, è apparso però evidente che una questione chiave riguarda non solo il trovare un lavoro qualsiasi, ma soprattutto la possibilità di trovare un lavoro di qualità ed appagante così da garantire un rinserimento lavorativo durevole e dignitoso (Findlay, Kalleberg, Warhurst, 2013).
Una discrepanza fra i progetti e i desideri della persona in cerca di lavoro e le caratteristiche del lavoro trovato può condurre a scarsi livelli di soddisfazione professionale, rischio elevato di burnout, aumento delle intenzioni di turnover, e incidere sui tassi di produttività, così come sentimenti depressivi e una riduzione della percezione di benessere.
Proprio per questi motivi dovrebbe essere posta attenzione sulla qualità del reinserimento nel mondo del lavoro piuttosto che sul rinserimento in sé, poiché un lavoro di “bassa qualità” non solo ha degli effetti negativi sul benessere, ma aumenta anche la probabilità di quella persona di ritrovarsi quanto prima in una nuova fase di ricerca.
Il tema della disoccupazione è oggi particolarmente importante in quanto la recente crisi socio-economica e la recessione ad essa associata hanno determinato nei paesi occidentali il più alto tasso di disoccupazione dopo la Grande Depressione del 1930 (Chen e Lim, 2012). La disoccupazione può essere un periodo stressante, deprimente e spiacevole, caratterizzato da elevati livelli di ansia, preoccupazioni finanziarie e tensioni anche all’interno della coppia coniugale. Non a caso l’organizzazione mondiale della sanità nel report Impact of economic crises on mental health (WHO, 2011) sottolinea la stretta relazione che sussiste fra fattori di rischio socio-economici, povertà, disoccupazione, ecc., e problemi di salute e disturbi mentali. Nell’analizzare il fenomeno della disoccupazione e della ricerca del lavoro, nell’ultimo decennio in particolare, è apparso però evidente che una questione chiave riguarda non solo il trovare un lavoro qualsiasi, ma soprattutto la possibilità di trovare un lavoro di qualità ed appagante così da garantire un rinserimento lavorativo durevole e dignitoso (Findlay, Kalleberg, Warhurst, 2013).
Una discrepanza fra i progetti e i desideri della persona in cerca di lavoro e le caratteristiche del lavoro trovato può condurre a scarsi livelli di soddisfazione professionale, rischio elevato di burnout, aumento delle intenzioni di turnover, e incidere sui tassi di produttività, così come sentimenti depressivi e una riduzione della percezione di benessere.
Proprio per questi motivi dovrebbe essere posta attenzione sulla qualità del reinserimento nel mondo del lavoro piuttosto che sul rinserimento in sé, poiché un lavoro di “bassa qualità” non solo ha degli effetti negativi sul benessere, ma aumenta anche la probabilità di quella persona di ritrovarsi quanto prima in una nuova fase di ricerca.
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